thireòs

Categoria: varie

murgia e cordelli

Qualche giorno fa Michela Murgia ha stroncato in televisione il nuovo romanzo di Franco Cordelli, e cioè Una sostanza sottile.
Mi è ormai impossibile essere tifoso con il calcio, figuriamoci tifare in una baruffa simile. Questa mancanza la si paga con la popolarità, visto che il pubblico preferisce lo schieramento cieco e ottuso, rispetto al ragionamento.
Ma senza divagare, e senza cadere in un complottismo che per una volta potrei ritenere giustificato – Murgia e Cordelli pubblicano entrambi per Einaudi, e allora basta che se ne parli! – senza distrarsi, insomma, mi sono soffermato su ciò che mi interessa maggiormente: le parole.

Michela Murgia definisce il romanzo di Cordelli poco evocativo, perché “Questo libro una trama non ce l’ha”.
Per sottolineare questa sua idea, Michela Murgia ha fatto proiettare sullo sfondo dello studio televisivo l’immagine di una tela vuota.
Ecco, non sono proprio certo che una tela vuota possa essere poco evocativa, mentre sono più che certo di una cosa: un libro può essere molto evocativo anche senza una trama.

Ma ciò che più mi ha stupito è stato sentire Michela Murgia continuare.
E cioè, ha detto Michela Murgia:”Questo libro una trama non ce l’ha.” E poi ha detto subito:”C’è un uomo malato che si ritira in provenza con la figlia, in un viaggio…”
Che a me sembra una trama.

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borghesemente povero

papini

In quei tempi ero povero, decentemente ma atrocemente povero. (Ho sempre odiato, e anche oggi, quelli che son nati vicini ai portafogli pieni – quelli che hanno potuto comprare quel che hanno desiderato, quasi sempre). Ero borghesemente povero senza fame e senza freddo ma soffrivo.

[Giovanni Papini, Un uomo finito, Vallecchi Editore Firenze, X edizione, 1920]

erri de luca, il referendum e le equivalenze

Intervistato sul referendum costituzionale di dicembre lo scrittore Erri De Luca ha dichiarato:
“Considero la Costituzione italiana l’equivalente laico di un testo sacro, perciò intoccabile.”
Che insomma, se un testo è laico non può essere intoccabile, perché la laicità non ammette dogmi. E ancora, se un testo è laico non può essere l’equivalente laico di un testo sacro, perché l’equivalente di un testo sacro sarebbe un testo sacro.

E comunque non è la prima volta che Erri De Luca, con le sue dichiarazioni, mi sembra l’equivalente di un mio compagno di liceo, il quale durante un’interrogazione disse che “In questi casi intervengono i caschi verdi dell’ONU.”
Che per lui erano l’equivalente dei caschi blu.

il salotto del libro di Torino

Da quando l’AIE ha annunciato che il salone del libro si sposta a Milano, e non si chiamerà salone del libro, si è creata una gran baruffa che ancora dura.
E in questa gran baruffa ci sono stati già diversi incontri, uno addirittura col ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, e forse era meglio che il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo non intervenisse, in base a quel motto sullo stare zitti e non dimostrare una certa cosa.

Intanto la guerra continua con interviste a turni, dichiarazioni al veleno, acutissimi status su Facebook, tweet spigliati, come devono essere i tweet, tra gli editori che vogliono restare a Torino e gli editori che vogliono andare a Milano. Tra gli uffici stampa che vogliono restare a Torino e gli uffici stampa che vogliono andare a Milano. Tra i social media manager che vogliono restare a Torino e i social media manager che vogliono andare a Milano. E poi ci sono gli scrittori che vogliono restare a Torino e gli scrittori che vogliono andare a Milano. E ancora gli aspiranti scrittori* che vogliono proporre i loro manoscritti a Torino e gli aspiranti scrittori che vogliono proporre i loro manoscritti a Milano. Tra i giornalisti che vogliono restare a Torino e i giornalisti che vogliono andare a Milano. Tra i blogger che vogliono restare a Torino e i blogger che vogliono andare a Milano. Tra gli aspiranti blogger che vogliono restare a Torino e gli aspiranti blogger che vogliono andare a Milano. Tra quelle persone che gravitano intorno al mondo dell’editoria, anche se non si capisce cosa facciano nella vita, che vogliono restare a Torino e quelle persone che gravitano intorno all’editoria, seppure, anche dopo indagini su piccola scala, non è ancora chiaro cosa facciano nella vita, che vogliono andare a Milano.

Che va bene, sono addetti ai lavori. Diremo, per comodità.
Però, stona molto che non si siano sentiti, o comunque sentiti pochissimo i negozianti di Torino, i librai di Torino, gli affittacamere di Torino, gli albergatori di Torino, i tabaccai di Torino, i supermercati di Torino, i signori tanto pacati che mettono i banchetti di libri usati nel centro di Torino, i benedetti elargitori di alcolici di San Salvario, che è un quartiere centrale di Torino.

*che non mi convince come definizione, aspirante scrittore, ma per ora accontentiamoci.

leggere elena ferrante

Pare abbiano scoperto l’identità di Elena Ferrante. Che se non fosse stato per questa notizia, non mi sarei ricordato del fatto che io non ho ancora letto un libro di Elena Ferrante.
È che prima vorrei leggere tutto ciò che ha scritto Luigi Malerba, recuperare le cose meno conosciute di Calvino e Buzzati, approfondire Brancati, per non parlare di Domenico Rea, Carlo Cassola, Giorgio Bassani; e ancora Bufalino, Campanile, Parise, senza dimenticare che di Umberto Eco ho letto pochi saggi, rispetto alla sua produzione, e poi a me, durante l’anno, mi piace mettermi a leggere i racconti di Piero Chiara, presi a caso, e inoltre, la settimana scorsa ho preso a una bancarella dell’usato un libro di Giovanni Arpino e uno di Antonio Tabucchi. Come se non bastasse, mi ha preso la fregola di autori come Papini e Prezzolini, Igino Tarchetti, oppure Giovanni Rajberti, quel simpatico medico milanese che a sua volta aveva la fregola della scrittura; e avendo citato un Giovanni, ne citerò un altro, Giovanni Mosca, padre del noto Maurizio, ma che forse dovremmo ricordare di più, rispetto al figlio. Che poi, sono anni in cui anche i contemporanei sfornano libri interessantissimi, e io sono lì che li leggo, li rileggo, li recupero.
Quindi, magari, quando avrò soddisfatto i desideri citati poco più su, allora sì, forse potrei leggere Elena Ferrante.
Solo che, ora che ci penso, ho citato solo autori italiani. E a me, insieme agli autori italiani, sempre quelli citati su, e altri che ho dimenticato ora ma che si presenteranno sul mio comodino quanto i creditori alla porta, piacerebbe leggere anche molti autori stranieri.
Che è una banalità, ma una banalità che comporta un’altra lista altrettanto folta e intricata, mutevole.
Però, facendo un discorso per ipotesi, mettiamo pure che, prima o poi, arrivi il momento di leggere Elena Ferrante. Il fatto è, lo dico senza malizia, che nella vita non ci sono solo i libri. E una bella passeggiata, soprattutto se la giornata lo richiede, o anche una cena in osteria, il semplice e ristoratore fare nulla sul divano, il riordino delle scartoffie casalinghe, un giretto alla LIDL per curiosare tra i surgelati e le offerte, una corsetta serale, una fumata del nuovo tabacco comprato…

un motivo per non fare promozione

La psicologia inversa mi ha sempre convinto poco .
Persino quando ascolto la radio, e sento uno spot del tipo “Non ascoltare questo spot!”, io subito cambio stazione. Anzi, prima dico “Va bene”, anche se sono da solo in macchina.
“Va bene”, e cambio stazione.

E quando la psicologia inversa è applicata alla promozione di un libro è ancora peggio.
Come i dieci motivi per non leggere questo libro.
Troppo emozionante, troppo controcorrente, rompe troppe regole del genere e quindi, se non siete abituati, non fa per voi!
Mi ricorda un pochino le persone che elencano i propri difetti.
Troppo buono, troppo generoso, ascolto troppo le persone, penso poco a me stesso e troppo agli altri, troppo entusiasta, se non sei abituato, peggio per te!

Se questi sono i difetti, dovremmo subito metterci al lavoro per procurarci un paio di miliardi di aureole. Per le persone, e per i libri.

la ragazza del treno, o del bus

Mi è capitato di leggere molti racconti di chi approccia la scrittura le prime volte. I famigerati aspiranti. Termine orribile, ma lasciamo perdere.
Negli anni ho notato la presenza di una costante, che riguarda la trama.
Il protagonista, solitario, problematico o comunque di umore cupo, sale sul treno, sull’autobus, sul tram, sulla metro, su di una corriera di lunga percorrenza e incontra una ragazza.
Una ragazza bellissima, che somiglia a una apparizione più che a una ragazza vera.

Stamattina ascoltavo la radio. Il conduttore raccontava di avere scoperto una storia bellissima, scritta su reddit da un utente americano.
La storia autobiografica – non si sa con quante aggiunte di finzione, io sospetto che sia tutta finzione, ma lasciamo perdere – di lui che scappa di casa e prende un treno. E incontra una ragazza. Una ragazza bellissima, che somiglia a una apparizione più che a una ragazza vera.

La prima parte della storia si conclude con i due che si separano a fine corsa, e la ragazza prima di andarsene per la sua strada fa una domanda al protagonista.
Una di quelle domande che invitano a una risposta da filosofia sognante alla melassa, meglio se condita da una dose necessaria di follia zen. Tipo: vestirsi nel modo più assurdo e girare per la città fregandosene degli altri. Che poi c’è chi lo fa normalmente, ma lasciamo perdere.
Di solito a esaltare questo tipo di follia sono persone che non hanno mai avuto a che fare con un matto. Posso assicurare che di divertente c’è solo la soddisfazione di esserne usciti salvi.

Ma torniamo alla alla storia, che si trasforma in una sorta di catena di Sant’Antonio: chiunque può rispondere alla domanda della ragazza.
Infatti il conduttore radiofonico invitava gli ascoltatori a rispondere e intanto anticipava che ci sarebbe stato un colpo di scena. Che se me lo dici prima, che c’è un colpo di scena, che colpo di scena è? Ma lasciamo perdere.
E dopo avere detto che c’è un colpo di scena, il conduttore ha detto pure quale era il colpo di scena. Dopo diversi anni il protagonista incontrerà di nuovo la ragazza.

Nel frattempo arrivavano messaggi degli ascoltatori. Tutti rispondevano alla domanda della ragazza, tutti si sentivano coinvolti, tutti avrebbero voluto essere il ragazzo che ha preso il treno.
Al che ho pensato: il conduttore radiofonico non ha mai letto, o forse non ha letto abbastanza racconti di aspiranti scrittori.
E ho pensato pure: tutti gli ascoltatori sono potenziali aspiranti scrittori. Che ribadisco, è un termine orribile. Ma lasciamo perdere.

compiti per le vacanze

Ho sempre fatto i compiti per le vacanze, più o meno. Ci sono state le compilazioni degli ultimi giorni, dell’ultimo giorno, e addirittura in classe al primo giorno di scuola, o al primo giorno di scuola in cui si controllavano i compiti per le vacanze.

Solitamente andavo a dosi piccolissime. Una paginetta di esercizi al giorno, e mai per giorni consecutivi. Solo una volta, non ricordo in quale anno di elementari, finii tutti i compiti una settimana dopo la fine della scuola.
Quest’ultimo avvenimento porterebbe molti a fare i complimenti al bambino che ero. Chissà se sono gli stessi che sono a favore dei compiti per le vacanze altrimenti dimenticano tutto! Perché allora, questi sostenitori facinorosi, dovrebbero non solo sostenere l’utilità dei compiti per le vacanze, ma anche una calendarizzazione degli stessi, in modo che i loro figli non facciano passare troppo tempo tra un esercizio e l’altro, e non dimentichino tutto.

Se poi davvero esistono alunni che dopo le vacanze dimenticano tutto, le cause sono due: gli insegnanti, gli alunni stessi.
Per il primo caso, ci troviamo davanti a una banalità. Per il secondo, che i genitori non si preoccupino! I loro figli potranno comunque avere una vita normale, diventare a loro volta genitori, e persino insegnanti. Anzi, è più probabile che diventino insegnanti, se sono sfaticati.

Pur disprezzando l’aura zuccherosa della lettera scritta dal padre agli insegnanti, approvo in pieno la scelta di impedire al figlio una pratica stupida quanto chi la sostiene.
L’essenza della lettera è in una frase:
“non ho mai visto professionisti seri portarsi il lavoro in vacanza”.

Sacrosanto. Le ferie sono ferie, e dovrebbe essere insegnato da subito.
Aggiungerei, però, che un bambino dovrebbe essere iniziato anche all’ozio.
Non intendo giocare alla PS4, perché lì di attività ce n’è molta. Intendo il non fare nulla. Perché stare seduti a guardare i tetti aiuta a crescere, soprattutto se da soli e in silenzio.
Con se stessi.
La colpevolizzazione dell’ozio è una tara cattolica presente, in misura massiccia, persino nei non praticanti. Accettiamo laicamente il dolce far niente e lasciamo l’eterno attivismo a chi farebbe qualsiasi cosa pur di non rimanere solo con se stesso, e rendersi conto di quanto sia minuscolo.
Starsene da soli a fare nulla aiuta a capire che gli eroi stanno bene nei libri, e noi possiamo stare bene nel mondo senza essere eroi dalle dodici fatiche.

Ma a questo punto potreste chiedermi: dopo questo panegirico, perché facevi i compiti per le vacanze?
Perché fin da piccolo ho voluto evitare le rotture di scatole. Sapevo che non facendoli sarei andato incontro a una rottura di scatole biblica. Non avevo mica bisogno di tenere la mente allenata a elevare il due alla terza, o a rispondere a domande pigre e imbecilli sulle scelte dei personaggi del Manzoni.

Se poi la tesi non vi convince ancora, sarà sufficiente sapere che Selvaggia Lucarelli è favorevole ai compiti per le vacanze.

europeisti

Sono giorni in cui leggo molte persone sconvolte.
L’attentato a Nizza, il Golpe in Turchia, ma cosa sta succedendo nel mondo?
Che è divertente constatare questa idea di mondo, circonscritta nei confini del Mediterraneo, più limitata della Tabula Peutingeriana, che però bene incarna lo spirito, antico e profondamente fiero, del vero europeista.

due cose sulla scrittura – ripresa

 

La prima, l’ho scritta.
La seconda.
Viene fuori davanti alla richiesta di informazioni su cosa sto scrivendo.
Che io ho un problema, e non dico di averlo per convinzione, è, purtroppo, comprovato.

Senza indagare sulle cause, se io cominciassi a parlare di cosa sto scrivendo, non finirei di scriverlo.
È come se il desiderio di liberarsi del monolite, quello citato nella prima cosa, venisse esorcizzato, parlandone.
Come quando dovete togliervi un peso dallo stomaco. Oh, devo dirti una cosa! E guardate con gli occhi spalancati un vostro amico, il salumiere, un cane randagio, lo specchio.
Ecco. Una volta detta ve ne sarete liberati.
Io invece devo tenermela e liberarmene pianino, da solo.