come si fa un libro

di marcoparlato

Esiste un pregiudizio diffuso, per il quale il passaggio da proposta editoriale a libro pubblicato è immediato.
L’autore propone, l’editore approva, la tipografia stampa.
Compiuta questa catena, il pregiudizio si evolve: è normale trovare errori nel libro, dato che, secondo la catena del pregiudizio, non vi è revisione.

Per questo mi piace dire, anche più volte, ripetendomi con petulanza, che un libro è fatto di decisioni.
E le decisioni, per un motto comune e di buon senso, è bene non prenderle alla leggera. Passa del tempo, non per forza trascorso con le mani tra i capelli seduti a un tavolino. Certe decisioni le si lascia a lievitare.

Dove voglio arrivare in concreto?
Che le decisioni comportano scelte, e le scelte sono consapevoli.
Una virgola non va messa o lasciata per caso. Un congiuntivo non rispettato è una scelta consapevole.
Anche scrivere un romanzo con sole quattro vocali.
O vogliamo rimproverare a Perec di non avere studiato bene l’alfabeto?
I libri, per nostra fortuna, non sono temi in classe. E mai dovrebbero.

Poi, queste scelte, possono piacere oppure no.
Come la fine di un rapporto.
È legittima la scelta di lasciarci? Purtroppo sì.
Ci piace? No. Oppure, dopo un pochino, ci accorgeremo che è stato meglio così. Ma questo, nel merito della decisione di chi ci ha lasciato, conta nulla.

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