il salotto del libro di Torino

di marcoparlato

Da quando l’AIE ha annunciato che il salone del libro si sposta a Milano, e non si chiamerà salone del libro, si è creata una gran baruffa che ancora dura.
E in questa gran baruffa ci sono stati già diversi incontri, uno addirittura col ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, e forse era meglio che il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo non intervenisse, in base a quel motto sullo stare zitti e non dimostrare una certa cosa.

Intanto la guerra continua con interviste a turni, dichiarazioni al veleno, acutissimi status su Facebook, tweet spigliati, come devono essere i tweet, tra gli editori che vogliono restare a Torino e gli editori che vogliono andare a Milano. Tra gli uffici stampa che vogliono restare a Torino e gli uffici stampa che vogliono andare a Milano. Tra i social media manager che vogliono restare a Torino e i social media manager che vogliono andare a Milano. E poi ci sono gli scrittori che vogliono restare a Torino e gli scrittori che vogliono andare a Milano. E ancora gli aspiranti scrittori* che vogliono proporre i loro manoscritti a Torino e gli aspiranti scrittori che vogliono proporre i loro manoscritti a Milano. Tra i giornalisti che vogliono restare a Torino e i giornalisti che vogliono andare a Milano. Tra i blogger che vogliono restare a Torino e i blogger che vogliono andare a Milano. Tra gli aspiranti blogger che vogliono restare a Torino e gli aspiranti blogger che vogliono andare a Milano. Tra quelle persone che gravitano intorno al mondo dell’editoria, anche se non si capisce cosa facciano nella vita, che vogliono restare a Torino e quelle persone che gravitano intorno all’editoria, seppure, anche dopo indagini su piccola scala, non è ancora chiaro cosa facciano nella vita, che vogliono andare a Milano.

Che va bene, sono addetti ai lavori. Diremo, per comodità.
Però, stona molto che non si siano sentiti, o comunque sentiti pochissimo i negozianti di Torino, i librai di Torino, gli affittacamere di Torino, gli albergatori di Torino, i tabaccai di Torino, i supermercati di Torino, i signori tanto pacati che mettono i banchetti di libri usati nel centro di Torino, i benedetti elargitori di alcolici di San Salvario, che è un quartiere centrale di Torino.

*che non mi convince come definizione, aspirante scrittore, ma per ora accontentiamoci.

Annunci