compiti per le vacanze

di marcoparlato

Ho sempre fatto i compiti per le vacanze, più o meno. Ci sono state le compilazioni degli ultimi giorni, dell’ultimo giorno, e addirittura in classe al primo giorno di scuola, o al primo giorno di scuola in cui si controllavano i compiti per le vacanze.

Solitamente andavo a dosi piccolissime. Una paginetta di esercizi al giorno, e mai per giorni consecutivi. Solo una volta, non ricordo in quale anno di elementari, finii tutti i compiti una settimana dopo la fine della scuola.
Quest’ultimo avvenimento porterebbe molti a fare i complimenti al bambino che ero. Chissà se sono gli stessi che sono a favore dei compiti per le vacanze altrimenti dimenticano tutto! Perché allora, questi sostenitori facinorosi, dovrebbero non solo sostenere l’utilità dei compiti per le vacanze, ma anche una calendarizzazione degli stessi, in modo che i loro figli non facciano passare troppo tempo tra un esercizio e l’altro, e non dimentichino tutto.

Se poi davvero esistono alunni che dopo le vacanze dimenticano tutto, le cause sono due: gli insegnanti, gli alunni stessi.
Per il primo caso, ci troviamo davanti a una banalità. Per il secondo, che i genitori non si preoccupino! I loro figli potranno comunque avere una vita normale, diventare a loro volta genitori, e persino insegnanti. Anzi, è più probabile che diventino insegnanti, se sono sfaticati.

Pur disprezzando l’aura zuccherosa della lettera scritta dal padre agli insegnanti, approvo in pieno la scelta di impedire al figlio una pratica stupida quanto chi la sostiene.
L’essenza della lettera è in una frase:
“non ho mai visto professionisti seri portarsi il lavoro in vacanza”.

Sacrosanto. Le ferie sono ferie, e dovrebbe essere insegnato da subito.
Aggiungerei, però, che un bambino dovrebbe essere iniziato anche all’ozio.
Non intendo giocare alla PS4, perché lì di attività ce n’è molta. Intendo il non fare nulla. Perché stare seduti a guardare i tetti aiuta a crescere, soprattutto se da soli e in silenzio.
Con se stessi.
La colpevolizzazione dell’ozio è una tara cattolica presente, in misura massiccia, persino nei non praticanti. Accettiamo laicamente il dolce far niente e lasciamo l’eterno attivismo a chi farebbe qualsiasi cosa pur di non rimanere solo con se stesso, e rendersi conto di quanto sia minuscolo.
Starsene da soli a fare nulla aiuta a capire che gli eroi stanno bene nei libri, e noi possiamo stare bene nel mondo senza essere eroi dalle dodici fatiche.

Ma a questo punto potreste chiedermi: dopo questo panegirico, perché facevi i compiti per le vacanze?
Perché fin da piccolo ho voluto evitare le rotture di scatole. Sapevo che non facendoli sarei andato incontro a una rottura di scatole biblica. Non avevo mica bisogno di tenere la mente allenata a elevare il due alla terza, o a rispondere a domande pigre e imbecilli sulle scelte dei personaggi del Manzoni.

Se poi la tesi non vi convince ancora, sarà sufficiente sapere che Selvaggia Lucarelli è favorevole ai compiti per le vacanze.

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