due cose sulla scrittura

di marcoparlato

Fatico a parlare della mia scrittura.
Principalmente perché tutto ciò che c’è da sapere – o immaginare – è in ciò che ho scritto.
Ma se adesso questo post sta prendendo forma, è perché a volte ci ripenso, sul fatto di dover parlare della mia scrittura. E insomma, a dirla tutta, una sorta di abitudine c’è, e vorrei venisse recepita come una abitudine, allo stesso modo dell’abitudine di chi fuma una sigaretta dopo i pasti, oppure alle 11,30 della mattina; o ancora di chi si lava i denti anche dopo avere bevuto un succo di frutta.

La faccio breve. Mi capita di avere una storia da scrivere, ma pigramente lascio stare.
Un poco, appunto, perché sono pigro, un pochino perché so che se passa del tempo la storia inizia a pesarmi, cresce, e dico che domani tocca mettere giù qualcosa. Ma rimando ancora, e mi ritrovo con questa storia che pesa di più, e io la lascio pesare, proprio fino al limite, insostenibile, che mi spinge a mettermi al lavoro.
Che magari scrivo anche con più piacere, visto che devo liberarmi del peso, devo togliermi da mezzo non un fastidio ma un ingombro. Una sedia fuori posto, in mezzo alla stanza, lasciata lì per settimane. Tanto che ci vuole a mettere una sedia al suo posto!
Però rimando, e la sedia diventa un divano, un armadio, un monolite nella stanza.
Allora, verrà il giorno in cui accosterò il monolite al tavolo, e il monolite tornerà a essere una sedia . Tutto sarà in ordine, e respirerò di nuovo bene nella stanza, nella casa.

Questa è la prima cosa sulla scrittura. L’altra la scrivo un altro giorno.

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