un problemino con la morte (e con Regeni)

di marcoparlato

Mi pare che ci sia un problemino con la morte, per quanto riguarda almeno l’Italia – e sono consapevole che questa circoscrizione è forzata dal fatto che in Italia risiedo e per lo più italiani conosco.

Non faccio grandi scoperte nel raccogliere espressioni come: non c’è più, non è più, se n’è andato, è andato, non è più con noi, buonanima, anima buona… fino alle più energiche, se l’è preso il Creatore, se l’è chiamato il Creatore, ora è in cielo, che pare quasi che invece di essere morto sia stato rapito da un prepotente, oppure sia stato costretto a trasferirsi. Dov’è finito Franco? Ora è a Nairobi, se l’è chiamato il consiglio amministrazione esteri.

Che può far ridere, e il riso e la morte non vanno tanto d’accordo da queste parti. Quando invece potrebbero andare a braccetto. Servisse pure a lenire il dolore.
Invece la morte, nel nostro piccolo occidente italiano, rimane un tabù, in linea, ancora, con il datato saggio di Philippe Ariès.
Eppure questo tabù, questa morte addomesticata, in alcuni momenti mi pare che faccia molto comodo a qualcuno.
Più di un mese è passato dal ritrovamento (altro termine edulcorato) del corpo di Giulio Regeni e ogni tanto, di sfuggita, qualche notizia brevissima la si legge o la si sente in televisione.

E mi pesa, ogni volta, ritrovarmi davanti non solo all’addomesticamento della morte in sé, ma all’addomesticamento di un omicidio commesso dopo tortura.
Giulio Regeni diventa un ragazzo (parliamo di un quasi trentenne). L’omicidio diventa il ritrovamento del corpo. Le torture restano chiuse nei luoghi sanguinari dove sono avvenute.

Che uno potrebbe pensare a Giulio Regeni come un ragazzotto, che se ne andava a zonzo per un sentiero di montagna, magari distrattamente, quando ecco che per sfortuna, vuoi una frana imprevedibile, la pioggia, il terreno dissestato, è precipitato in una gola. Pensa tu il destino.
Che allora, forse, per migliorare questo rapporto monco con la morte, si potrebbe cominciare a migliorare il rapporto pessimo con le parole.

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