non è un libro da premio strega

di marcoparlato

Ho letto un libro che mi è piaciuto molto. Un libro che l’anno scorso era finalista allo Strega, mi pare nella cinquina.
Una volta finito, infatti, ci ho riflettuto, sul fatto che fosse finalista, e sul fatto che non ne ricordavo il piazzamento a classifica stilata.

Ma più che altro, avevo in testa una frase: non è un libro da Premio Strega.
Alquanto apodittico, come concetto. E contraddittorio pure: se mi è piaciuto, dovrei sperare in un riconoscimento più ampio del mio parere personale. O forse, come certi inguaribili ribelli, cerco il valore delle cose nel rifiuto del, sto per dirlo, sistema?

Insomma, mi sono preso qualche minuto a considerare questo concetto. Perché non sapevo darne spiegazione. Da dove veniva, questa idea di inadeguatezza? Quanto gioco facevano i miei pregiudizi, il mio ego da lettore – chi non ne subisce la presenza! -, le incontrollabili ingerenze esterne? E in base a cosa un libro dovrebbe essere premiato?
Questioni che scomoderebbero temi impegnativi. Sapevo che sarebbe uscita la famigerata utilità nell’arte. Si stava mettendo le scarpe.
Temi impegnativi, e persino pesanti, considerata la mia condizione di piacere. Si sta bene dopo avere letto un libro che ci ha colpiti.

Tanto che alla fine ho preferito non disturbare la mia serenità. Ho lasciato il mio giudizio nel mistero dell’incoscienza, lì dove, qualcuno disse, non c’è negazione.
Quindi va bene, non è da Premio Strega. Gli stessi giurati hanno pensato la stessa cosa.
E a me, questo libro, è piaciuto.

Annunci