risolini ironici, smorfie, boccacce

di marcoparlato

cecchi

Nulla è più terribile di vedere un ignoto che legge un vostro scritto. Sono uno zuccherino, al confronto, le famigerate torture dell’autore povero, affamato, che, chiuso nel suo bugigattolo aspetta la recensione che dovrà sollevarlo fra gli immortali o precipitarlo fra i rejetti: perché d’una recensione assassina, potete sempre consolarvi pensando che il noto critico, recensore, articolista, fu attratto, per esempio, dalle influenze del gruppo letterario opposto a quello nel quale militate. O che gli dolevano i denti. O che non ha nemmeno aperto il vostro libro. Ma è impossibile valersi di consolazioni simili, in un caso come quello del quale sto parlando. È impossibile sofisticare; impossibile consolarsi d’una cattiva recensione che con risolini ironici, smorfie, boccacce, viene stampandosi, voi e il vostro scritto presenti, sopra una faccia.

«La Tribuna»
9 settembre 1921

[Emilio Cecchi, I Tarli, a cura di Silvia Betocchi, introduzione di Enzo Siciliano, Fazi, 1999]

 

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