posso distruggerlo?

di marcoparlato

Diversi anni fa mi ritrovai a recensire L’italiano Pettoruto.
Si trattava di un laboratorio di scrittura corretta, come sottolineava il tenutario. Una richiesta di informazioni, un resoconto lavorativo. Roba del genere, da scrivere senza arzigogoli, senza cadere nel carabinierese, senza presunti inglesismi, quali il detestabile location, oppure l’odierno e più detestabile top.
Fu strano, allora, sperimentare la recensione, che viaggia in territori nei quali i sentimenti insidiano il torpore di una generica comunicazione di lavoro.

Dopo avere letto il racconto, una ragazza domandò: posso distruggerlo?
La ragazza voleva distruggere il racconto di Piero Chiara, perché la voce narrante si rifiuta di descrivere il viaggio a Copenaghen – come potrebbe fare qualsiasi brochure turistica – preferendo la storia dell’immigrato Pettoruto.

Che sarebbe come distruggere un bestiario di animali fantastici, in quanto gli animali descritti non esistono, l’autore avrebbe fatto meglio a redigere un bestiario di animali reali.
E so persino di un editore italiano, che ha rifiutato un’enciclopedia di letteratura immaginaria, poiché un’enciclopedia sarebbe meglio riempirla di letteratura esistente – esistita?
Per fortuna ci sono esempi che contraddicono le convinzioni dell’editore. Uno relativamente recente, e celebre, è questo.

Possono spaventare persone come la ragazza che voleva distruggere Piero Chiara – titolo formidabile, per un romanzo – oppure l’editore di cui sopra.
Ma mi spavento di più quando mi accorgo che di persone simili ce ne sono parecchie, e hanno tanta visibilità, e troppi seguaci.

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