tutti i giorni natale

di marcoparlato

Nella piazza di Sorrento c’è ancora l’albero di Natale, con le luci al loro posto, e un meccanismo automatico che, dopo le sette, se non prima, allo scoccare di ogni ora, fa partire una canzone natalizia, con gli auguri finali di Michael Bublé, nonostante la canzone non sia di Michael Bublé.

Considerato il 24 gennaio, oggi, mi è tornato in mente il racconto di Heinrich Böll, Tutti i giorni Natale, nel quale il protagonista racconta della zia Milla.
A causa della guerra la zia allestisce il suo albero, che cura in modo maniacale, solo a gennaio, per recuperare il Natale mancato.
Il problema nasce quando lo zio Franz decide di toglierlo da mezzo, perché la zia Milla comincia a urlare, urla per giorni, si dispera, non mangia, nessuno specialista trova una cura.
È lo stesso zio Franz a trovare la cura: un nuovo albero, in pieno febbraio.
La zia Milla allora lo addobba, canta le canzoni natalizie, e annuncia che vanno chiamati i ragazzi, perché è ora che cominci la festa.

Da quel momento in poi, si capisce che la zia Milla vive in una eterna vigilia di Natale, e che quindi tutti i parenti sono costretti ad andare a casa sua, ogni sera, a cantare O Tannenbaum, a cenare, a mangiare noci e dolcetti.
Un impegno insostenibile, soprattutto in estate, quando la finzione è resa insostenibile dall’afa, dal sudore che cola, nonostante gli abiti estivi. Tanto che dopo un anno e mezzo di finzione lo zio Franz assume degli attori, così da liberare i parenti, e perpetuare il teatro salvifico per la moglie.

Ieri sera ho camminato per Sorrento, tra le saracinesche calate dei negozi, guardando con sospetto l’albero, al centro della piazza, immobile, pronto a suonare allo scoccare dell’ora, e guardando con sospetto i passanti, perché poteva trattarsi di attori, molto bravi, da sembrare i sorrentini autentici, che solitamente passeggiano sul corso, assunti dal comune nel doppio ruolo di zia Milla e di zio Franz, per mantenere un Natale eterno.

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