la peste l’isis

di marcoparlato

Quando avvengono fatti tremendi come gli attentati di Parigi, per una questione che abbraccia anche il mercato, i media entrano in monotonia da evento.
Se il telegiornale apriva sempre con l’andamento delle riforme del governo, adesso si va a Parigi a intervistare i marciapiedi sporchi di sangue, si segnalano una decina di pacchi bomba nella metro di Roma, poi rivelatisi semplici borse abbandonate*, ci si preoccupa – con un pizzico di provincialismo, alimentato dalle aspirazioni disperate da perdente cronico – che l’Italia rappresenti un obiettivo.

È in questi periodi che ripenso a Cottard, il personaggio di Camus.
Cottard che rinasce, quando la peste invade la cittadina di Orano, perché le autorità sono troppo distratte a gestire la quarantena e i controlli; e allora il suo reato, per il quale, da un giorno all’altro, poteva finire in galera, viene dimenticato.
Cottard che approfitta della situazione per commerciare viveri a prezzo rialzato.
Cottard che spera, a rischio di ammalarsi, che la peste non vada mai via.

Chissà se a Palazzo Chigi e a Montecitorio c’è qualche Cottard che gongola.
Nessun approfondimento sulle riforme; nessun servizio sugli scandali di partito, sui rifiuti a testimoniare nei processi, sulle strette di mano a leader esteri discutibili. Se lo intervistano, è per parlare della peste, non di altro. A questo punto, può persino fare propaganda a suo favore, approfittando della situazione.
Il nostro Cottard sguazza nella peste quanto il Cottard di Camus.
Libero, rinato, speranzoso che la peste non vada mai via.

*che poi, trascorso un mese, non faranno più notizia. Ma chi gira in metro sa bene che alcune fermate sono un bazar dell’abbandono vestiario. E non solo.

 

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