un mondo senza originalità

di marcoparlato

Il mio rapporto con i blog è stato, da quando cominciai, discretamente schizofrenico.
Nel senso che prima di giungere a una stabilità (precaria), ho aperto e chiuso baracca virtuale con molta frequenza.
Pochi anni fa mi diedi all’anonimato. Il blog si chiamava, fingiamo, ilpifferaiodifterico. Nessuna info personale, solo articoli testuali e una mail in fondo alla pagina.

Per quanto le visite fossero molto soddisfacenti, nel giro di sei mesi mi stufai e cancellai tutto – post compresi, confesso solo oggi: un grande rimpianto.
Prima della fine, un pomeriggio d’estate ricevetti la mail di un tale, che mi accusava di copiare lo stile e le idee di uno scrittore più noto di me. Ecco:

Ciao perché continui a copiare i temi e lo stile di ScrittorePiùNoto? Lui lo sa? Non riesci mai a scrivere qualcosa di più originale?

Il problema non era la mail. Né il fatto che questo lettore ignorasse che lo ScrittorePiùNoto leggeva il mio blog, avevamo uno sporadico scambio di mail.
Il problema era la convinzione ingenua, del mio lettore, del concetto di originalità.
È un falso mito, deleterio, del quale non riusciamo a liberarci. Accettare di essere tutti banali ci farebbe vivere con più serenità.
Vorrei aggiungere che basterebbe sospettare che qualcuno, molto prima di noi, abbia già pensato le stesse nostre idee.
Ma qualcuno, molto prima di me, lo ha già scritto.

Capita spesso a chi scrive di avere ogni tanto delle intuizioni che sul momento sembrano geniali e assolutamente inedite, per poi scoprire che esisteva già da secoli nelle biblioteche di tutto il mondo, tradotto in qualsiasi idioma usato dall’uomo da venti secoli in qua, un libro che conteneva le stesse identiche epifanie spiegate in maniera nettamente più piacevole e maestosa. E magari gli extraterrestri che ci stanno studiando, pure loro se glielo vai a chiedere ti diranno che sì, anche loro conoscono quel libro. A me succede sempre.
Non è che sia una cosa strana, è probabile che niente di quello che pensiamo lo stiamo pensando per primi. Forse le idee non sono infinite, sono solo un certo numero e si ripetono ciclicamente nelle teste delle persone. Comunque, quelli che scrivono, come me, sono spesso presi da una smania che deriva dalla convinzione di aver espresso visioni e concetti del tutto originali. Ecco, sì. Non è mai così, però. È molto triste quando si scopre che qualcuno ci ha preceduti, e che questo qualcuno magari è famosissimo e che la risonanza del dibattito da lui provocato è stata talmente vasta che ci chiediamo dove diavolo fossimo con la testa mentre tutto il mondo, pare, stava discutendo del nostro originale argomento.

[Matteo Galiazzo, Cargo, Laurana Editore 2013]

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