filosofia che va filosofia che resta

di marcoparlato

Oggi a pranzo il telegiornale stava mandando un servizio sulla morte di André Glucksmann.
Gli usuali e sbrigativi pochi minuti per dare un’idea di chi fosse. O almeno darne l’illusione.
Ascoltavo straniato, prima di tutto perché lo speaker, con mia grande sorpresa, ha citato l’imponente Arcipelago Gulag di Solženicyn. Pare che in seguito alla lettura Glucksmann rivide le sue idee.
Inoltre perché mi sembrava insolito impegnare, per quanto pochi, i minuti del telegiornale per commemorare una figura che molti italiani avranno sentito nominare oggi per la prima volta. Una figura che, sotto il titolo di filosofo, è sempre guardata con una certa diffidenza. Ma cosa fa, un filosofo?
Tanto che persino un filosofo molto richiesto, nei nostri ristretti confini, Diego Fusaro, mi dà la sensazione di non avere sdoganato questo titolo, che suscita sempre del mistero.

Non voglio entrare nel merito di queste statistiche che, naturalmente, si basano su dati, ossia su quel mito dell’oggettività e del numero dietro cui troppo spesso si nascondono l’arbitrio e la massima discrezionalità. Voglio, invece, svolgere alcune considerazioni più generali.
Il FQ

Sì, avete capito bene. I criminali non sono quelli che modificano geneticamente gli alimenti e i mangimi, o quelli che introducono vermi e larve come cibo: sono, invece, quanti ancora cedono – è il caso di dirlo – ai piaceri della carne, alla tentazione della bistecca o della grigliata, della fiorentina o del bollito.
Lettera 43

Anzi, se continua a scrivere articoli simili, presto i suoi colleghi rimpiangeranno i tempi del Ma tu cosa fai?, e dovranno rassegnarsi a insulti più che giustificati.

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