PPP e mia nonna

di marcoparlato

Non staremo qui a fare analisi su Pasolini, dato che questa non è una sede opportuna, e dato che l’anniversario della morte era ieri.
Tuttavia qualche anno fa ero a pranzo da mia nonna. Al telegiornale passavano un servizio-polpettone. Sarebbe un riempitivo privo di senso. Quando il papa è taciturno, oppure nessuna persona famosa ha compiuto imprese memorabili, tipo insultarsi su Twitter, ecco che parte il servizio-polpettone.
Ricapitolo: io a tavola con la parmigiana di melanzane, mia nonna che insiste per darmene ancora, in TV il servizio-polpettone su artisti e poeti maledetti, tra i quali, alla fine, visto che ci sta sempre bene, c’è Pasolini.

Al che la nonna, discutendo con mia zia, dichiara placidamente:
«Eh, tanto si sa: gli artisti sono sempre un po’ così, si drogano.»
In overdose di parmigiana, e rassicurato dalla inaspettata pragmaticità della nonna con certi argomenti, oso:
«Pasolini mica si drogava. Solo che nessuno ha il coraggio di dire pubblicamente che gli piaceva farsi picchiare un po’ durante il sesso.»
In cucina eravamo tre – io, nonna, zia – eppure calò un silenzio maggiore del silenzio che può esserci in una stanza vuota.
A dimostrazione che gli autori del servizio-polpettone conoscono mia nonna molto più di me.

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